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Il Canale Navile

All’incrocio fra le vie Guglielmo Marconi e Riva di Reno dal canale di Reno si dirama il Cavaticcio corrente, verosimilmente, nell’antico alveo del Rio Vallescura che scaturiva dai rilievi collinari fra le porte San Mamolo e Saragozza. Lungo il tratto iniziale di questa canalizzazione che raggiunge Largo Caduti del Lavoro, caratterizzata da una notevole pendenza, erano distribuite alcune cartiere e segherie per legname, la prima delle quali fu edificata nel 1347.

Dal 1994 in Largo Caduti del Lavoro funziona una centrale idroelettrica – realizzata su progetto dell’Ufficio Tecnico del Comune, preceduto da quelli degli ingegneri Francesco Bassi (1911) e Giovanni Chierici (1955-1956) –, che sfruttando il salto d’acqua del Cavaticcio (14,5 metri) produce 2 megawatt. Contestualmente alla costruzione della centrale idroelettrica, in via Riva di Reno, in prossimità di via Azzogardino, il canale è stato fornito di uno sgrigliatore per fermare e rimuovere le immondizie trasportate dalla corrente.
Impinguato a valle dalle acque del canale delle Moline e del torrente Aposa, il Cavaticcio alimentava il canale navigabile (Navile) col porto attivo in prossimità di porta Lame dalla metà del XVI secolo. A quanto pare, già nell’XI secolo era in funzione un canale navigabile che partiva dalla Posta del Maccagnano (Bova, nell’attuale via Bovi Campeggi)14. Interrotta causa gli interramenti, la navigazione verso il Po venne ripristinata agli inizi del XIII secolo partendo da Galliera, fornita di un porto, di una torre, di un posto di guardia e difesa da fossati e da palizzate. Ma anche questa località dovette essere abbandonata in quanto, nel secolo successivo, il collegamento del canale navigabile con il fiume Po non era più agibile causa il suo impaludamento.

In seguito agli accordi del 1208 con i Ramisani, fu intrapresa l'escavazione di un nuovo canale navigabile il cui tracciato, impostato nel 1221, venne ricalcato dal Navile progettato dal Vignola circa tre secoli dopo. Il canale, col porto a Corticella, sfociava negli acquitrini della Padusa Palude da cui erano raggiungibili Ferrara e Venezia. Attorno al 1280 la navigazione fu nuovamente prolungata fino all’antico porto del Maccagnano, a ridosso della cerchia cittadina, ma tredici anni dopo non era più utilizzabile causa gli interramenti.

Su commissione di Giovanni II Bentivoglio e sotto la direzione di Pietro Brambilla da Carminate, architetto del duca di Milano, nel 1491 iniziarono i lavori per riportare la navigazione fino alla città. I lavori per la realizzazione del nuovo canale navigabile, che prevedeva uno scalo all’esterno delle mura in prossimità di porta Galliera, due rudimentali sostegni con chiuse lignee, Battiferro e Grassi, e più a valle quello di Malalbergo16, furono completati in soli tre anni. L’opera, finanziata dai drappieri, venne solennemente inaugurata il 10 gennaio 1494, ma considerati i frequenti interramenti e le gravose spese occorrenti per il suo mantenimento, già attorno al 1515 il tratto fra Bologna e Corticella dovette essere abbandonato costringendo a riportare nuovamente lo scalo in quest’ultima località.

Intenzionati ad attestare la navigazione all’interno della cerchia muraria, nel 1547 le autorità cittadine affidarono i lavori a Iacopo Barozzi detto il Vignola. Oltre alla sistemazione dell’alveo, il progetto prevedeva la costruzione di tre nuovi sostegni, l’ammodernamento di quelli esistenti – costruiti sotto Giovanni II Bentivoglio – e la realizzazione di una nuova darsena in prossimità di porta Lame (nell’attuale via Don Minzoni, di fianco al MAMbo. Il nuovo Navile, realizzato utilizzando con probabilità alcuni tratti del vecchio alveo abbandonato del torrente Savena, consentiva di navigare fino a Ferrara e Venezia.

Per ottimizzare la funzionalità del porto, fra il 1580 e il 1583 la Gabella Grossa fece realizzare un piazzale per la movimentazione dei carri, un riparo per le merci, un deposito per il sale, l'edificio della dogana, la casa del custode del porto, la stalla per i cavalli utilizzati per il traino delle imbarcazioni controcorrente provvedendo nel contempo a riorganizzare il sistema viario interessante lo scalo. Nel secolo successivo fu edificata anche una chiesa. Dedicata al SS. Crocefisso, la chiesa – detta anche Santa Maria dei Defunti – era retta dall'omonima confraternita.

Nel Settecento seguì la realizzazione di ulteriori attrezzature e servizi di pubblica utilità, fra cui gli alloggi per i soldati che scortavano i corrieri, una nuova abitazione per il custode del porto, le banchine, i locali per il deposito delle merci, un nuovo magazzino per il sale – la Salara (tuttora conservata) – e uno per il grano.

Nel XIX secolo i trasporti ferroviari portarono all’abbandono di quelli via acqua, più economici, ma indubbiamente più lenti. Seguendo questa politica, il piano regolatore cittadino del 1889 prevedeva la chiusura del porto anche se la struttura continuò a essere utilizzata fino al 1934, anno in cui venne avviato il suo definitivo smantellamento. Fortunatamente l'altorilievo di Camillo Mazza, raffigurante la Madonna col Bambino e Angeli, scampò alle opere demolitrici. Tolto dalla facciata dell’edificio della Dogana, su cui era alloggiato fin dal 1667, venne murato al secondo piano del Palazzo Comunale, dove è tuttora conservato. In tempi recenti è stato riaperto il tratto di canale portuale, parallelo a via Don Minzoni, di fianco al MAMbo.

Poco oltre la terza cerchia muraria, il canale arrivava alla Bova – nell’attuale via Bovi Campeggi –, antico porto del Maccagnano, nel 1594 adattato alla funzione di sostegno in seguito all’attivazione del nuovo porto del Vignola. Progettato dall’architetto Floriano Ambrosini, il complesso venne successivamente ammodernato. Di fianco al sostegno sfocia il corso d’acqua formato, a partire dal piazzale interno dell’autostazione, dalla confluenza sotterranea del canale delle Moline e del torrente Aposa.

Dalla Bova il Navile raggiunge via de’ Carracci, che sottopassa, quindi seguendo un percorso interposto fra le vie dell’Arcoveggio e della Beverara arriva a Corticella dove fino agli anni Trenta del secolo scorso attraccavano ancora le barche. In prossimità di questa località funzionava uno dei più antichi mulini edificati lungo il canale navigabile. Per superare i dislivelli con i natanti mediante l’abbassamento o l’innalzamento dell’acqua, fra Bologna e Corticella il canale Navile era fornito di sei sostegni, detti anche conche, (Bova, Battiferro, Torreggiani, Landi, Grassi, Corticella). I manufatti erano forniti di una casa di manovra per l’apertura e la chiusura dei portoni e di un tornacanale – una sorta di by pass laterale con paratoia – che alimentava il tratto del canale a valle. Per ottenere una migliore tenuta, gradualmente le saracinesche a ghigliottina dei primi sostegni furono sostituite con le cosiddette porte vinciane, costituite da battenti ad angolo rivolto controcorrente.

Al fine di dare continuità al passaggio dei cavalli che dal sentiero sull’argine del canale, chiamato restara, trainavano controcorrente le imbarcazioni, alla fine del 1686 nel punto di ricongiunzione dei due rami in cui, poco oltre il sostegno Grassi, era stato diviso il Navile alla fine del XV secolo, sul Canalazzo, non navigabile, venne costruito il cosiddetto Ponte Nuovo. Progettato da Giovanni Battista Torri, il manufatto, in seguito chiamato popolarmente Ponte della Bionda, è stato restaurato fra il 2003 e il 2004 su progetto dell’architetto Francisco Giordano.

Dal Ponte Nuovo il Navile raggiunge il sostegno di Corticella e, poco più a valle, la Chiusetta, ultimo sostegno nel territorio di Bologna. Provvisto di una decina di sostegni distribuiti lungo il percorso (compresi quelli fra Bologna e Corticella), il Navile raggiungeva, come oggi, Bentivoglio dove attorno al 1480 Giovanni II Bentivoglio aveva fatto edificare un castello residenziale adiacente alla preesistente rocca del Ponte Poledrano. Restaurato alla fine del XIX secolo da Alfonso Rubbiani, attualmente ospita i laboratori per le ricerche oncologiche dell’Istituto Ramazzini.

Da Bentivoglio il Navile raggiungeva Malalbergo da cui, in seguito alla costruzione dell’ultimo tratto fra questa località e Pegola, realizzato fra il 1292 e il 1314, la navigazione superiore si innestava nel Canal Morto, inizio della navigazione inferiore. Per unire le due navigazioni – superiore e inferiore – nel 1699 venne realizzato un sostegno nel porto di Malalbergo, sede della Gabella Grossa di Bologna. Attualmente le acque del Navile affluiscono nel fiume Reno fra Malalbergo e Gallo.

di Angelo Zanotti

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