La Chiusa di San Ruffillo fra Otto e Novecento

La storia

Documentazione amministrativa e disegni

La chiusa sul torrente Savena a San Rufillo fu rifatta e modificata varie volte nel corso della sua esistenza: tralasciando le epoche più antiche, il cui interesse è puramente storico e non pratico, venendo al secolo XIX e al XX, possiamo rintracciare vari documenti sia scritti che grafici che attestano vari interventi. Scarsa invece la presenza di fotografie storiche della chiusa, se non posteriori al 1900, mentre qualche scatto in più interessò il ponte sul Savena, sia quello antico che quello rifatto all’inizio del Novecento.

Prendendo come punto di partenza un disegno di Pietro Fiorini della seconda metà del Cinquecento possiamo notare come la chiusa fosse costituita da un semplice muro di mattoni, privo di scivolo a valle, a cui si affiancava sul lato sinistro idrografico del torrente il canale, sorretto anch’esso da un muraglione con contrafforti (fig. 1). Un disegno di Andrea Maria Pedevilla del secolo XVII mostra invece dal lato della derivazione del canale uno stramazzo a scivolo simile a quello attuale (fig. 2). Il disegno del Fiorini mostra il corso del torrente perfettamente rettilineo e contenuto entro le rive, mentre quello posteriore di un secolo scarso del Pedevilla mostra un allargamento intervenuto nel letto fluviale.

Sembra databile alla fine del Settecento o inizio dell’Ottocento una mappa molto rovinata e in attesa di restauro conservata nell’archivio del Consorzio della Chiusa del Canale di Savena, mostra in sezione il salto creato nel torrente Savena dalla chiusa, costituita allora da un semplice muro di mattoni (fig. 3).

Nel 1819 l’ing. Raffaello Stagni preparò un disegno per il Consorzio della Chiusa del Canale di Savena che mostrava come, a causa dell’ulteriore allargamento del letto, il corso principale del torrente si dirigesse non più al centro della chiusa, ma verso il lato sinistro del letto, sommergendo lo stramazzo a scivolo e dirigendosi solo in minima parte sul lato destro del letto, evitando da quella parte la chiusa (fig. 4).

Un estratto di mappa del Catasto Gregoriano, datato al 1845, conservato nel materiale grafico del Genio Civile in Archivio di Stato, mostra con precisione in planimetria la consistenza della chiusa, a quella data ancora costituita da un semplice muro, privo di manufatti particolari, dal cui lato sinistro si staccava il canale, anch’esso sostenuto da un semplice muro. Il ponte della Strada Nazionale era ancora quello medievale (con elementi romani nelle pile), con una strozzatura della strada dalla parte di Bologna (fig. 5). La stessa situazione ma con dettagli più precisi relativi ai gradini dalla parte del canale mostra una pianta della stessa epoca, conservata in una raccolta privata (fig. 5bis).

Fra la documentazione del Consorzio della Chiusa e del Canale di Reno si conserva anche una pratica del 1873 relativa alla copertura con lastre di granito dell’intero manufatto della chiusa: nel 1863, infatti, si era provato a coprire in granito una parte dei gradini, solo due, mentre l’anno precedente 1872 si era coperto in granito il ciglio della chiusa in corrispondenza della gradinata e l’esperimento aveva dato risultati positivi. Infatti si era notato che la copertura in legname di rovere era più deperibile e il costo crescente del legname la rendeva anche costosa. L’ingegnere capo fu quindi incaricato di preparare un piano d’esecuzione dei lavori per la totale copertura: l’ing. Gaetano Stagni presentava quindi il 30 marzo il “Piano d’esecuzione dei lavori occorrenti alla copritura con lastre di granito del manufatto della Chiusa di S. Ruffillo nella Savena, che serve alla presa d’acqua del Canale di Savena”. Si prevedeva quindi di coprire i rimanenti cinque gradini e l’intera lunghezza del ciglio della chiusa con lastre di spessore di 25 cm. Infatti si era notato che lo spessore di 10 cm delle lastre poste in opera precedentemente era insufficiente e quindi occorreva smontare le lastre più sottili e porle in opera in punti della chiusa meno sollecitati dall’acqua. Occorreva poi smontare la “tabbionata” esistente e i materiali sottostanti, sostituendoli con una muratura di mattoni cementati in calce, su cui sarebbero state murate le lastre di lunghezza di 60 cm. La stabilità del manufatto sarebbe stata garantita da tiranti di ferro. L’8 aprile seguente il medesimo ingegnere stilò la ”Analisi dell’importo di un metro cubo di lastre di granito parte dello spessore di cent. 25 e parte di cent. 15 colle quali coprire la Chiusa San Ruffillo nella Savena”. Il 5 luglio fu fatta una scrittura privata con gli appaltatori del lavoro, Davide Venturi e Pietro Brunetti, concordando l’importo dei lavori in 10.300 lire a tutto loro rischio. Il 12 dicembre tuttavia gli stessi fecero presente all’Assunteria della Chiusa e Canale di Savena che il 20 agosto precedente si era verificata una tale piena nel torrente Savena che aveva distrutto il lavoro fatto fino allora, rovinando la muratura appena costruita e travolgendo e portando a valle le lastre appena posate. L’ingegnere d’ufficio quantificò il danno in 700 lire, ma l’Assunteria non ritenne di pagare nulla di più di quanto previsto, dal momento che simili inconvenienti erano espressamente previsti dal contratto e rientravano fra i rischi degli appaltatori.

Nel novembre 1885 si verificò invece un guasto nella parte frontale della chiusa, con una incrinatura apertasi improvvisamente nel mezzo, per una larghezza di 2 cm e una lunghezza di 4 m, fino alla base del muro dentro al corso del torrente. Il sopralluogo dell’ingegnere d’ufficio verificò che una parte del muro si era già staccata dal rimanente, sporgendo di circa 2 cm: la riparazione fu da lui quantificata in almeno 1.000 lire, che furono approvate nella seguente seduta dell’Assunteria Consorziale della Chiusa di S. Ruffillo e del Canale di Savena del 5 dicembre.

Quando fu demolito l’antico ponte sul Savena e costruito il nuovo, nei primi anni del XX secolo, mutarono le condizioni dei terreni vicini che servivano per l’accesso alla chiusa e al canale: il 7 ottobre 1903 fu steso dal Corpo Reale del Genio Civile, Provincia di Bologna, Ufficio di Bologna, un “Processo verbale di accertamento delle variate servitù di accesso dalla strada Nazionale suddetta [n. 41] agli edifizi della Ill.ma Congregazione Consorziale della Chiusa di San Ruffillo del Canale di Savena presso al ponte di S. Ruffillo”, a cui fu allegato un disegno esplicativo (fig. 6), dal quale si ricava la posizione dell’alloggio del custode della chiusa a valle della strada.

Risalgono al 1907 una serie di mappe catastali acquerellate dall’ingegnere d’ufficio Gaetano Stagni del Consorzio della Chiusa di S. Rufillo e del Canale di Savena intitolate “1907. Canale di Savena. Stato d’utenza. Riparto superiore alla città. Mappa del territorio sul quale si estende l’utenza”, che mostrano tutti i territori nei quali corre il canale: la prima mappa, relativa alla presa di San Rufillo mostra ancora la chiusa come un semplice muro continuo, senza gradinata ma con le due casette di guardia del canale. (fig. 7).

Ancora fra il materiale del Genio Civile si trova il progetto “di ponte viadotto sul Savena per la direttissima Bologna-Firenze” datato “1913, 1914”: il progetto era stato redatto dalle Ferrovie dello Stato e presentato l’8 giugno 1913 al Genio Civile per l’approvazione, ma a seguito di colloqui per adeguare il progetto alle norme, per cui l’approvazione non tardò. Nel disegno di progetto la chiusa sembra avere ancora l’aspetto di un semplice muro, ma un tratto molto sottile obliquo indica i gradini e del resto la planimetria presenta le due costruzioni di controllo del canale (fig. 8).

All’incirca lo stesso aspetto presenta la chiusa in un lucido disegnato a china, datato 1924 e anch’esso conservato fra la documentazione del Genio Civile, che mostra con precisione la nuova situazione del complesso dei manufatti relativi alla chiusa e al canale: la chiusa strutturalmente è molto vicina a quella odierna e sono presenti le due costruzioni che fiancheggiano il primo tratto del canale. Il ponte è quello ricostruito più ampio e adatto al traffico veicolare (fig. 9).

Nel 1939 la visita annuale eseguita il 18 aprile e ripetuta il 20 maggio, nel periodo di secca del torrente, evidenziò il deterioramento di uno sperone a protezione del muro frontale della chiusa verso monte. La relazione dell’ingegnere d’ufficio, Andrea Stagni, del 26 dicembre confermò l’esecuzione dei lavori di rafforzamento eseguiti dal 3 al 12 settembre, durante il periodo di secca, consistenti in un getto di calcestruzzo armato sia in senso verticale che in senso orizzontale, con cemento a forte presa. Dal momento che una parte della chiusa era comunque bagnata dall’acqua, il lavoro non poté essere eseguito nell’intera sua larghezza ma solo per m 13,10 “fra il casetto di derivazione del canale e la chiavica centrale di scarico della chiusa”, rimandando all’anno seguente la riparazione nella parte restante. I lavori costarono lire 2.235,45. Alla relazione fu allegato un disegno.

La Seconda Guerra Mondiale portò gravi distruzioni anche alla chiusa e al canale: così descriveva i danni una relazione il Presidente del Consorzio, Valeriani, all’Ingegnere capo del Genio Civile, chiedendo l’intervento del Genio Civile stesso per il ripristino del manufatto. L’8 aprile 1946 scriveva: “La chiusa di S. Ruffillo ed il canale di Savena hanno subito danni immensi in conseguenza delle azioni belliche sia alleate che tedesche. Particolarmente la diga di trattenuta sul fiume Savena a S. Ruffillo è stata demolita dalle fondamenta per il brillamento delle mine cosicché manca attualmente la possibilità di deviare la corrente e convogliarla nel canale. Questa opera idraulica, frutto lento e progressivo di sette secoli di comune lavoro, attende di essere riedificata a vantaggio dei molteplici servizi che si giovano dell’acqua derivata per il loro funzionamento. In primo luogo cinque opifici sono ora privi dell’energia idraulica e costretti a servirsi unicamente degli impianti ausiliari azionati dall’elettricità attingendo così alle scarse disponibilità elettriche della regione. Vaste zone di coltivazione prevalentemente orti in comune di Bologna si trovano private del beneficio dell’irrigazione. Circa 180 ettari di terreno nelle immediate vicinanze della città faranno sentire la mancanza dei loro prodotti sul mercato di Bologna…”. Oltre a ciò ne risentiva l’espurgo dei condotti e canalette della parte orientale della città, da due anni all’asciutto, con gravi difficoltà nella pulizia e nello scolo delle acque luride; anche lo smaltimento delle nevi avveniva tradizionalmente attraverso lo scarico nel canale di Savena. In pianura un centinaio di maceri da canapa erano all’asciutto per mancanza di acqua nelle canalette derivate dal Savena e dalla secca del Savena abbandonato; erano privi dell’acqua numerosi lavatoi, lavanderie, serbatoi, compreso il laghetto dei Giardini Margherita. Il Presidente continuava scrivendo che “lo scrivente Consorzio, privo di risorse economiche, con tutti i fabbricati distrutti ed i consorziati a loro volta sinistrati dai bombardamenti, non è in grado di affrontare i lavori indilazionabili necessari per riattivare la derivazione del Savena”. Chiedeva quindi al Genio Civile, in attesa di poter eseguire il progetto di ricostruzione già approntato, di provvedere almeno alla collocazione “subito a monte della diga [di] un argine formato da burghe e gabbioni di filo di ferro ripieni di ghiaia”, proposta già trasmessa anche dal Comune di Bologna il 15 dicembre 1945 precedente. Più o meno le stesse constatazioni e richieste, con l’aggiunta di una proposta di costruzione di un argine provvisorio a monte della chiusa, riportava la suddetta prima relazione stesa il 15 dicembre 1945, a pochissimi mesi dalla fine della guerra, dimostrando così che le criticità erano state individuate immediatamente ma ancora per un anno non giunse risposta dagli organi statali.

Nonostante il grave quadro prospettato dal Presidente del Consorzio, l’ingegnere capo del Genio Civile, Pietro Brunelli, rispondeva il 25 marzo 1947 che il Consorzio era privato e doveva procurare la ricostruzione della chiusa attraverso i suoi mezzi e non poteva ottenere l’intervento del Genio Civile. Per la precisione specificava che l’opera, “pur rivestendo una certa importanza… non ha i caratteri per essere considerata di pubblica utilità”.

L'immagine attuale mostra con chiarezza che lo scivolo è stato realizzato nella ricostruzione postbellica, non trovandosi in alcun altro disegno o fotografia precedente, mentre i gradini, come si è visto, furono realizzati dopo la metà dell’Ottocento. Il nuovo canale con le due casette di guardia risalgono invece ad un momento precedente il 1913, essendo raffigurati nel progetto di quell’anno per il ponte della ferrovia.

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La ricostruzione post-bellica

Nonostante inizialmente il Genio Civile avesse rifiutato di mettere mano alla ricostruzione della chiusa, il 19 dicembre 1947 di nuovo il Consorzio faceva rilevare al Sindaco l’estrema urgenza dell’opera di ricostruzione e il carattere di importanza della riattivazione della chiusa, anche perché il torrente nei due anni seguenti alla fine della guerra aveva abbassato il suo letto e - rilevava l’ingegnere Capo Divisione del Comune ing. Sabri Berberi in una relazione al vicesindaco prof. Nino Samaja - “le sponde vanno scomparendo e fra non molto si troverà minacciato anche il ponte su cui passa la Nazionale Toscana”, rilevando anche che si trattava di un’opera idraulica di terza categoria, per la quale lo Stato avrebbe dovuto intervenire con il 70% delle spese. Nel corso del 1948 e 1949 il Comune fece presente al Provveditorato Opere Pubbliche, sez. Genio Civile, il carattere di pubblicità dell’opera, che del resto contribuiva al mantenimento della rete fognaria cittadina, attraverso anche l’Ufficio d’Igiene e il Medico Provinciale.

Il 14 ottobre 1948 il Comune, Direzione Servizi Tecnici, Divisione IV, Reparto Fognature, preparava e il 20 seguente inviava al Genio Civile il progetto, consistente nello stato di fatto all’inizio dei lavori e nel vero e proprio progetto di ricostruzione. Lo stato di fatto, intitolato “Consistenza all’inizio dei lavori”, insieme ad una fotografia allegata, mostra con estrema precisione i ruderi della diga minata e bombardata e allora ulteriormente degradata a causa dello scorrere dell’acqua per i tre anni seguenti alla fine della guerra. Ulteriori appunti di lavoro stesi con matite di diversi colori precisano anche dove correva l’acqua del torrente rispetto alla diga semidistrutta.

In seguito, a richiesta dello stesso Genio Civile, il Comune elaborava un’ipotesi di modifica della diga da ricostruirsi e una ulteriore modifica quanto alla posizione del nuovo manufatto e inoltrava la relazione il 5 febbraio 1949 al Genio Civile. Nella relazione venne confrontato il vecchio manufatto con un nuovo progetto provvisto di miglioramenti: venne modificato leggermente il progetto, arretrando la platea di partenza a monte, accentuando lo scivolo e dandogli una particolare curvatura. Il tutto avrebbe migliorato lo scorrimento delle acque, evitando pericolosi gorghi e ristagni a valle della diga. Il disegno allegato, intitolato “Profilo «Creager» della diga sul Savena a San Ruffillo”, elaborato dall’Ufficio Tecnico del Comune e firmato dall’ingegnere direttore dei lavori Sabri Berberi e dall’appaltatore Michele Li Causi, mostra il nuovo profilo da dare alla diga (se ne allega anche una versione di lavoro, con appunti del progettista). Un ulteriore disegno (Allegato B) mostra il profilo presunto della diga primitiva, il profilo della diga semplicemente ricostruita nella vecchia sede e il profilo secondo il progetto. Schizzi a matita mostrano vari profili più o meno favorevoli del nuovo scivolo. Un ulteriore progetto variato sulla base di questi studi fu presentato, ma privo della data; tuttavia il nuovo progetto non dovette essere molto successivo, dal momento che l’appalto fu fatto sulla base di quest’ultimo.

All’1 ottobre 1948, sulla base del progetto del Comune, il Ministero dei Lavori Pubblici, Provveditorato Regionale alle opere pubbliche per l’Emilia, Sezione Autonoma Genio Civile, Riparazione danni di guerra, Provincia di Bologna, era datato il capitolato speciale d’appalto per l’importo a base d’asta di L. 15.700.000, che si allega in fotocopia, insieme alla relazione e al preventivo di spesa di L. 17.000.000. Al preventivo si allegò in seguito un ulteriore preventivo della ditta Cuzzani Giosuè per tavoloni di quercia datato 21 settembre 1950.

Il Genio Civile stipulò poi un contratto di cottimo fiduciario (n. 4486) con la ditta Li Causi Michele il 7 aprile 1950, per l’importo di L. 13.233.520 al netto del ribasso d’asta del 21,58%. Nella pratica conservata nell’Archivio Storico del Comune di Bologna furono inserite anche le liste settimanali degli operai e delle provviste di materiali: dalle prime seguiamo settimana per settimana l’andamento dei lavori. Dal 27 marzo al 2 aprile 1950 fu scalpellata la muratura della chiusa e furono rifatti tratti della muratura esistente dal muro di sponda dell’incile a monte della prima casetta di manovra; furono inoltre rimosse le travi di quercia in opera all’imbocco dell’incile per essere sostituite con intelaiature in cemento armato. Dal 3 al 9 aprile fu scalpellata la muratura e fatte riprese d’intonaco nella parte inferiore interna della sponda del canale, dello sperone in muratura e dell’intradosso delle volte di sostegno del pavimento delle due casette di guardia dell’incile, mentre altri operai scalpellavano il vecchio muro di sponda e la gradinata della diga per restaurare le parti corrose. Il lavoro di scalpellatura del vecchio muro di sponda a valle della gradinata proseguì nella settimana seguente e venne iniziata anche la muratura di mattoni e malta di cemento. Dal 17 al 23 aprile fu iniziata la demolizione con mazza e scalpello del calcestruzzo in cemento armato di rivestimento del tratto della vecchia diga a monte della gradinata, mentre altri operai scalpellavano gli angoli di imbocco dell’incile e tagliavano il muro sopra l’estradosso dell’arco dell’incile per preparare il getto di calcestruzzo di cemento armato dell’architrave e dei pilastri laterali in sostituzione dei due travi di quercia vecchi rimossi. Dal 24 al 30 aprile fu tagliato e scalpellato il vecchio muro a monte delle scale di granito per fare le immorsature del calcestruzzo della nuova diga ai piedi della parte rivestita in calcestruzzo di sostegno del bordo in granito.

Dal 2 al 7 maggio fu iniziata la muratura di rivestimento, di spessore 0,15 cm, per il restauro del muro di sponda a valle della gradinata, con mattoni nuovi e malta di cemento; il lavoro proseguì anche la settimana seguente. Dal 15 al 21 maggio fu restaurato l’ultimo tratto del vecchio muro di sponda del torrente a monte del ponte sulla Strada Nazionale Toscana, fu proseguito il taglio del muro per immorsare il nuovo getto e furono tagliate le travi di quercia della platea per raccordare il nuovo getto di calcestruzzo all’imbocco dell’incile. Dal 22 al 28 maggio fu proseguito il restauro del muro di sponda lato incile a valle della gradinata esistente e fu iniziato il rifacimento parziale del rizzo di sommità.

Poiché era prevista la posa in opera di una palificazione di sostegno in cemento armato a valle della diga (come da preventivo di spesa, alla voce 3), dopo aver eseguito la trivellazione per il primo palo verso la sponda di levante, dal 12 al 18 giugno fu spostata la macchina ed eseguita la seconda trivellazione al centro della diga. L’appaltatore dichiarava al Genio Civile il 25 agosto 1950 che “verrà eseguito il getto della soletta in c.a. di collegamento dei pali trivellati nell’intesa che, ove la prova di carico da eseguirsi su un palo situato in un vano lasciato in detta soletta, non desse il risultato dovuto, saranno a carico di questa impresa le responsabilità inerenti al detto risultato scadente”. Nel “Sommario del registro di contabilità” furono indicati 4 m di “palo gettato in opera trivellato completo in opera”, quindi bisogna pensare che alla fine la palificata sia stata eseguita per un tratto di 4 metri.

Nella settimana dal 19 al 25 giugno fu scalpellato il muro per rimuovere i residui di marmo del vecchio idrometro e fu murato il nuovo fornito dall’impresa, in marmo bianco; furono anche rifatti tratti del vecchio muro nel passaggio a monte della casetta dell’incile e furono fatte riprese di intonaco nel vecchio muro, creando il raccordo con quello sovrastante di nuova costruzione; nella stessa settimana fu iniziato lo scivolo in calcestruzzo e malta di cemento per la copertura e fu sistemata una risega in muratura.

Dal 3 al 9 luglio fu tagliato il muro della vecchia diga per formare una scanalatura per fare l’immorsatura in calcestruzzo della sponda di levante della vecchia diga. Mancano i dati di luglio, mentre dal 31 luglio al 6 agosto furono rimosse le lastre vecchie di granito della diga; lo stesso si fece la settimana seguente e le lastre furono trasportate a Monte Albano, presso Sasso Marconi, come disposto dall’ing. Giuseppe Rinaldi del Genio Civile. Dal 14 al 20 agosto fu eseguita la scalpellatura del muro di mattoni e malta di cemento e fu tagliato un piccolo tratto di galestro (così è definita la roccia del fondo del torrente) per formare l’incastro per l’appoggio del cordolo di calcestruzzo in cemento armato nelle testate sud-est di sostegno delle nuove spalle in muratura della diga in costruzione. Dal 21 al 27 agosto un solo manovale trasportò con la carriola pietre per alzare il piano di campagna e formare la rampa di raccordo con la quota del muro di sponda dell’incile. Infine dall’11 al 17 settembre 1950 fu scalpellato il muro del vecchio piedritto per favorire l’aderenza del nuovo in calcestruzzo di cemento e furono tagliati gli incastri di immorsatura di collegamento con la vecchia diga nella zona della gradinata; altri operai rimossero blocchi di calcestruzzo e altri materiali di rifiuto per liberare il tratto in cui si doveva costruire la tubazione in cemento di diametro 40 cm per lo scarico delle acque nere e chiare dei fabbricati vicini alla diga. Oltre alla diga fu riparata la casa del custode e la casetta di manovra all’inizio dell’incile: è conservata la pratica fra gli atti del Provveditorato Opere Pubbliche, in corso di inventariazione presso l’Archivio Storico della Regione Emilia-Romagna. Alla pratica fu allegata la fotografia della casa del custode e di uno sfioratore, che si allega: in questa foto insolita si vede quindi la casa del custode, più a valle della diga, e un fabbricato sulla sponda del torrente dal lato di Rastignano, che di solito nelle fotografie non è ripreso.

Il 30 aprile 1952 il Comune, Direzione Servizi Tecnici, Div. II, Reparto Fognature trasmetteva con prot. 5996 al Genio Civile la liquidazione finale dei lavori di ricostruzione della diga, di cui si allega il Sommario del registro di contabilità. Si allega inoltre lo stato finale dei lavori.

Nel 1954 furono compiuti lavori per ripristinare completamente il primo tratto del canale di Savena fino a via Parisio e la casa del custode (Archivio Storico del Comune di Bologna, Tit. XII, rubr. 1, prot. 306/1948 e 37646/1954); benché non strettamente riguardanti la diga, si ritiene utile allegare la prima parte della pianta generale dei lavori eseguiti e alcuni particolati, dal momento che attraverso questi lavori fu resa perfettamente funzionante un’opera importantissima per l’igiene della città e dal momento che la planimetria mostra con precisione lo stato della diga appena restaurata (doc. 1a-i).

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Fotografie

Nella vastissima produzione di libri fotografici su Bologna e i suoi principali edifici storici è stata rintracciata una sola fotografia che raffigura la chiusa prima dei lavori di ricostruzione eseguiti dopo la seconda guerra mondiale (foto 1), ma è priva di datazione e di indicazione dell’autore. Bisogna però notare che la chiusa è simile a quella raffigurata nei disegni degli anni ‘20, con le due costruzioni fiancheggianti il corso iniziale del canale. Invece in una fotografia presa da valle del vecchio ponte sul Savena nell’inverno 1900, prima della sua ricostruzione nei primissimi anni del XX secolo, si intravede anche la chiusa, che sembra quella semplice e costituita dal solo muro delineata nei disegni ottocenteschi (foto 2).

Invece la raccolta di cartoline e fotografie di Giovanni Mengoli conservata presso le Collezioni d’Arte e di Storia della Cassa di Risparmio in Bologna offre alcune vedute interessanti della chiusa e della chiusa con il nuovo ponte: il Mengoli lavorò come editore di cartoline, tratte da fotografie altrui, fra il 1900 e il 1915. Nel 1900 aveva sede in via Rizzoli 11/E, mentre nel 1913 si trasferì in via Ugo Bassi 10; nel 1915 cessò l’attività, ma morì a Bologna (dove era nato il 30 agosto 1860) solo il 15 gennaio 1926. Una sua immagine intitolata “Cascata del Savena a S. Ruffillo” (foto 3) mostra la chiusa costituita dal semplice muro e dai gradini, con le due casette di guardia del canale; una del tutto simile (foto 4) mostra la stessa ripresa ma con il torrente in secca, con l’acqua che esce dallo sfioratore del canale. Due immagini raffigurano in primo piano il nuovo ponte (foto 5 e 6) e in secondo piano, ma ben visibile, la chiusa, identica alle immagini precedenti. In un album giunto in un secondo momento presso le Collezioni è conservata la fotografia da cui è tratta la cartolina con il torrente in secca (foto 7).

Una fotografia allegata al progetto di ricostruzione postbellico (foto 8) mostra lo stato della chiusa al 1945, dopo le distruzioni dovute a mine e a bombardamenti: in essa è anche delineata a penna rossa l’area soggetta a lavori più consistenti, mentre le parti laterali rimasero meno colpite e quindi furono meno bisognose di interventi. La foto fu eseguita dallo Studio fotografico A. Zagnoli, via Indipendenza 36.

Una ulteriore fotografia, allegata al progetto di ricostruzione della casa del custode e della casetta di manovra (foto 9), conservata nell’archivio dell’Ufficio Speciale del Genio Civile per il Reno (presso l’Archivio Storico della Regione Emilia-Romagna), nella pratica intitolata “Liquidazione finale dei lavori di costruzione dei locali per l’apparecchiatura di comando della chiusa del Canale di Savena e dell’abitazione del custode della chiusa stessa in località S.Ruffillo distrutta dai bombardamenti aerei”, mostra in una visuale insolita lo stato della diga nella zona della casa del custode, cioè sulla sponda est del torrente. Essa deve riferirsi agli ulteriori lavori, già ricordati, compiuti nel 1954 per ripristinare completamente il primo tratto del canale di Savena fino a via Parisio e la casa del custode.

di Paola Foschi

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Fonti e bibliografia

Archivio del Consorzio della chiusa di San Rufillo e del canale di Savena, Carteggio, Atti e documenti, b. 51, “Assunteria Consorziale della Chiusa e canale di Savena. Atti e documenti. 1873”, fasc. 9, “Copertura con lastre di granito dell’intero manufatto della chiusa”; b. 63, “Assunteria consorziale della Chiusa e canale di Savena. Atti e documenti, 1885”, fasc. 11, “Guasto verificatosi nel muro frontale della Chiusa di S. Ruffillo”; b. 72, “Assunteria consorziale della Chiusa e canale di Savena. Atti e documenti, 1903-1904”, fasc. 1, “Processo verbale di accertamento delle variate servitù di accesso dalla strada Nazionale agli edifizi dell’Illustrissima Congregazione Consorziale della Chiusa di S. Ruffillo e del Canale di Savena presso al ponte di S. Ruffillo”; b. 94, “Assunteria consorziale della Chiusa e canale di Savena. Atti e documenti, 1940-1941”, fasc. 1, n. 11; b. 97, “Assunteria consorziale della Chiusa e canale di Savena. Atti e documenti, 1946-1947”, anno 1947; Mappe, n. 9, “1902. Planimetria del tratto di torrente Savena dal molino del Paleotto alla chiusa di S. Ruffillo. Scala di 1 a 1000” (mappa arrotolata, disegnata dall’ing. Gaetano Stagni l’8 ottobre 1909, su rilievi del 1902); n. 10, “1907. Canale di Savena. Stato d’utenza. Riparto superiore alla città. Mappa del territorio sul quale si estende l’utenza” (19 mappe catastali acquerellate dall’ing. Gaetano Stagni, 1908 marzo 22); Mappe in quadro, n. 10, “Pianta e sezione della chiusa di S. Ruffillo, ove si dimostra la necessità di sottomurare il fondamento”, 1819, dicembre 2, ing. Raffaele (o Raffaello) Stagni (la pianta non è fotografabile perché sotto vetro, ma comunque pubblicata, mentre la sezione è arrotolata e gravemente deteriorata, in attesa di restauro).

Archivio di Stato di Bologna, Ingegnere in capo di acque e strade, poi Genio Civile, b. 743, 1913-1914, “Progetto di ponte viadotto…”; Mappe, cart. 39

Archivio Storico del Comune di Bologna, Titolo XII, Edilità, rubr. 1, prot. 22436/1949 (che contiene varia documentazione non protocollata del 1947 e i prott. 7662/V/48, 1226/V/49, 5688/V/49, 10388/V/49, 12094/V/49, 3866/V/50, 6982/V/50, 15136/V/50, 4567/V/52, 5996/V/52, 10664/V/52, 10680/V/52)

Archivio Storico del Comune di Bologna, Tit. XII, rubr. 1, prot. 306/1948 e 37646/1954 (ripristino del primo tratto del canale di Savena fino a via Parisio e della casa del custode)

Archivio Storico della Regione Emilia-Romagna, Ufficio Speciale del Genio Civile per il Reno, “Liquidazione finale dei lavori di costruzione dei locali per l’apparecchiatura di comando della chiusa del Canale di Savena e dell’abitazione del custode della chiusa stessa in località S.Ruffillo distrutta dai bombardamenti aerei”

Attilio Muggia, Il ponte sul Savena a S. Ruffillo, estratto da “Rivista Tecnica Emiliana”, 1901

Livia Bertelli, Vecchie controversie sul ponte di S. Ruffillo. L’importanza di essere romano, in “Il Carrobbio”, XIV, 1988, pp. 28-36 (a p. 32 foto del ponte da valle, ripresa dal volume precedente)

Franco Manaresi, Le chiuse di Casalecchio e di San Ruffillo, in Acque nascoste. Antichi manufatti e nuovi recuperi lungo i corsi d’acqua della città di Bologna, a cura di Giovanna Pesci e Cecilia Ugolini, Bologna, Editrice Compositori, 1997, pp. 8-19 (pianta del 1845 a p. 16)

Angelo Zanotti, Il sistema delle acque a Bologna dal XIII al XIX secolo, Bologna, Editrice Compositori, 2000 (disegni di P. Fiorini, A. Pedevilla e R. Stagni 1819 alle pp. 102, 103, 106)

Giancarlo Bernabei, La collina di Bologna, Bologna, Santarini, 1992, p. 145 (fotografia della vecchia chiusa senza scivolo)

Collezioni d’arte e di storia della Cassa di Risparmio in Bologna, Album Mengoli, vol. 31, negg. 19099, 19101, 19118, 19120; vol. 44, neg. 29149.