La Casa dei Ghiacci

La storia

Il 29 agosto 1696 il Senato bolognese autorizzò i rappresentanti dei proprietari di immobili che traevano beneficio dai canali, o dall’acqua da essi trasportata, a far parte dell’amministrazione dell’Assunteria di Imposta.

In base a questo diritto si costituì una congregazione composta da dodici membri avente il compito di partecipare al governo delle strutture ed alla gestione dei canali cittadini.

Per la prima volta i diretti interessati, per la loro espressa volontà, riuscirono ad avere diretta ed attiva “voce” nella determinazione che fino allora avevano dovuto subire.

Questa capacità di autogoverno venne successivamente difesa ed accentuata e portò alla costituzione, il 28 dicembre 1822, di autonomi consorzi secondo quanto deciso dal Cardinale Legato Spina e pattuito con le autorità cittadine il 28 dicembre 1840.

Si può dire che tale sistema di diretta compartecipazione dei proprietari interessati nelle amministrazioni dei Consorzi della Chiusa di Casalecchio e della Chiusa di S. Ruffillo, sia l’eredità lasciata dall’iniziativa di alcuni alla fine del XVII secolo, quella che oggi 29 agosto vogliamo ricordare e ribadire.

Il Presidente
Antonio Caliceti


Paraporto scaletta noto come “Casa dei ghiacci”

Il canale di Reno che da Casalecchio porta acqua alla città di Bologna testimonia la capacità dei bolognesi di integrare artificialmente la scarsa dotazione naturale d’acqua. Per secoli i canali hanno fornito energia che ha permesso a Bologna di essere fra il XIV e il XVII secolo fra le prime città europee per ricchezza e capacità produttiva.

Poco a valle dell’antica Chiusa di Casalecchio dalla quale ha origine il canale di Reno si trovano i Paraporti Scaletta, Verocchio e San Luca cioè quell’insieme di opere idrauliche utilizzabili come vere e proprie macchine capaci di pulire il canale restituendo al fiume la ghiaia e la sabbia che depositandosi ridurrebbero la capacità dell’alveo.

Casa dei ghiacci

In un contesto che armonizza alle opere dell’uomo l’ambiente naturale si possono contemporaneamente individuare siti naturali e manufatti modernissimi come la passerella sul fiume, la Via Porrettana e la pista ciclopedonale che propone con un utilizzo diverso l’antica sede del trenino che collegava Bologna a Casalecchio.
Quasi nascosto in posizione altimetrica intermedia fra la strada e il fiume è possibile scoprire sporgendosi un po’, la Scaletta.
Essa appare immediatamente nella sua atipicità, non è una costruzione alla quale siamo abituati, collocata com’è, a cavallo di un sentiero posto fra il canale e il fiume. Colpisce in particolare l’opposta impressione che offre di sé a seconda della visione. Dall’alto sembra una modesta costruzione forse rurale, dal basso invece racconta di sé segreti inseriti in una struttura apparentemente fortificata.

Casa dei ghiacci

Come altri similari manufatti: Stanza, Prato Piccolo e Canonica, è costituito da una valvola di regolazione verticale, atta a creare nel canale una forte corrente profonda volta a trascinare con sé i sedimenti trasportati dall’acqua. Questa funzione di pulizia consente tutt’oggi di mantenere costante la capacità di vettoriamento del reticolo.

Ma a differenza degli altri la Scaletta contiene inoltre uno scolmatore di superficie che, creando una corrente superficiale, permetteva agli uomini opportunamente armati di un’asta di legno rinforzata con una punta di metallo, posti su un ponte dotato di cancelli regolabili all’uso di filtro, di impedire, durante la stagione fredda che le lastre di ghiaccio, formatesi a monte della Chiusa ed entrate nel canale, andassero a “ruinare” le ruote di legno dei molini di Bologna.

Questo meccanismo era anche dotato di un alloggio e di una cucinetta, per il riposo e per rifocillare gli addetti, che senza soluzione di continuità per circa tre mesi dovevano svolgere questo servizio.

La paratoia di fondo è la più efficace fra quelle esistenti, essendo posta quasi ortogonalmente al flusso delle acque e il suo movimento, in metallo e legno, è regolato da un meccanismo ottocentesco, tutt’ora perfettamente funzionante. Lo scolmatore di superficie, il cui funzionamento caratterizza il paraporto non a caso più noto come “Casa dei ghiacci”, consentiva, durante i rigidi inverni, di impedire il transito verso la città delle lastre di ghiaccio galleggianti che avrebbero potuto danneggiare le ruote idrauliche dei molini e quindi l’industria urbana.

La scaletta ha anche una storia recente che merita di essere raccontata, infatti, gli ultimi abitanti de la “Cà dla scalàtta”risultano essere, secondo i documenti del Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno, Ultimo Andreoli, con la moglie Bianca e i figli Renata e Franco, seguito da Ettore Lipparini, e dalla famiglia Elvira Mazzetti. I primi abitarono nella casa sul canale fino al 31 luglio 1936, data in cui subentrarono i Lipparini, mentre la Luisa, figlia di Elvira Mazzetti, fu l’ultima a lasciare quella casa nel 2002 proprio a causa dei programmati lavori di ristrutturazione del corpo di fabbrica.

Casa dei ghiacci

Gli attuali frequentatori non possono immaginare nulla della storia e dell’utilità dell’ambiente che li circonda . Anche per molti di noi ciò che oggi risulta poco conosciuto è stato un tempo utilizzato oltre che dai tecnici che svolgevano le operazioni idrauliche di regolazione e manutenzione anche, da illustri personalità. Fra queste il più assiduo ed entusiasta fu senz’altro Stendhal che percorreva giornalmente il sentiero fra gli imponenti bastioni per andare a Casalecchio sulla Chiusa dove amava sostare per leggere godendo della straordinaria visione da Lui definita le cascate del Reno.

Il 21 maggio 2009 è stato riaperto l’antico Paraporto Scaletta in una versione “rinnovata”. Infatti, il Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno, nel corso del 2009 si è impegnato nell’importante recupero funzionale e nel restauro conservativo di questa fabbrica operando con tecniche e materiali consoni all’età e alla tipologia dell’oggetto, scelta che ha permesso di restituirla all’antica originalità.

L’impegno finanziario è stato quasi integralmente sostenuto dal Consorzio che vi ha investito 1.050.000,00 euro mentre 20.000,00 euro sono stati devoluti dalla Fondazione del Monte di Bologna e di Ravenna.

Non si tratta di un restauro a fini museali, il Paraporto Scaletta è tutt’oggi uno strumento attivo, utilizzato giornalmente per l’attività di alimentazione idrica del territorio bolognese e quindi per la sua salvaguardia idrologica. Un’altra iniziativa capace di mantenere in efficienza “strumenti” senza stravolgerne l’architettura e la cultura.


Paraporto Verocchio

Oltrepassato il primo paraporto, seguendo l’acqua, il sentiero conduce al secondo scaricatore denominato Verocchio, attraverso le spaccature, le ricostruzioni e le diverse tessiture i muri ci raccontano la sua lunga storia certamente coeva alla realizzazione del canale secondo il progetto realizzato da Jacopo Barozzi detto il Vignola.
All’interno appare il meccanismo di manovra il cui funzionamento a cavatappi consente di contenere all’interno della piccolissima costruzione l’intero sistema di manovra.

Paraporto Verocchio

Guardando bene sulla parete affianco alla paratoia, si possono scorgere segni di vita inaspettati, graffiti fatti dai prigionieri di guerra austriaci nel secondo decennio del secolo scorso, e dei loro guardiani, che furono utilizzati come manodopera per la pulizia e il restauro del canale.

Paraporto Verocchio

Paraporto Verocchio


Paraporto San Luca

Proseguendo si raggiunge il paraporto San Luca che come gli altri contiene un meccanismo di manovra utile per restituire al fiume la sabbia e la ghiaia trasportata dall’acqua. In un ambito conservato com’era nei secoli passati si è indotti in breve spazio a ritornare a quei tempi, gli strumenti idraulici svolgono anche l’inaspettata funzione di macchine del tempo. Le caratteristiche architettoniche del sito e l’apparente isolamento che produce, rende distante la percezione della recente urbanizzazione suscitando nel visitatore suggestioni accompagnate dal solo rumore dell’acqua con un tempo segnato esclusivamente dal flusso idrico.
La visita consente di svelare i segreti contenuti dalle antiche costruzioni esaltandone l’efficienza e la qualità costruttiva in un insieme che raggiunge inaspettati livelli di efficienza operativa ed architettonica. E’ possibile affermare ciò già facendo riferimento a due semplici parametri l’efficacia che porta alla pulizia dell’alveo del canale in tutto il tratto di monte e all’assoluta assenza di umidità in una costruzione integralmente immersa nell’acqua.


Bibliografia

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a cura di P. Bottino; R. Scatasta, Bologna 2006, Editrice Compositori

Acque nascoste – Antichi manufatti e nuovi recuperi lungo i corsi d’acqua della città di Bologna
a cura di G. pesci e C. Ugolini, Bologna 1997, Editrice Compositori

Bologna d’acqua. L’energia idraulica nella storia della città
a cura di Pesci Giovanna, Ugolini Cecilia, Venturi Giulia, Bologna 1994, Editrice Compositori

Canali e Aposa – Foto percorso nella Bologna scomparsa
a cura di Tiziano Costa, Bologna 2001, Costa Editore

I canali perduti – Quando Bologna viveva sull’acqua
a cura di Tiziano Costa, Bologna 1998, Costa Editore

Il grande libro dei canali di Bologna,
a cura di Tiziano Costa, Bologna 2008, Costa Editore Bologna

Il sistema delle acque a Bologna dal XIII al XIX sec.
a cura di A. Zanotti, Bologna 2000, Editrice Compositori

Le Acque a Bologna
a cura di Marco Poli, Bologna 2005, Editrice Compositori

Il Canale di Reno passato e presente
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Sopra la costruzione delle chiuse per la derivazione dè canali regolati, in “Nuova raccolta d’autori Italiani che trattano del moto dell’acque”, tomo IV
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Descrizione delle più rare cose di Bologna e suoi sobborghi
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Historia di Bologna
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Cenni sulla oro-idrografia del Bolognese
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Acqua e industria a Bologna in antico regime
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Cose notabili della città di Bologna ossia storia cronologica dei suoi stabili sacri, pubblici e privati
a cura di Guidicini G., Bologna 1868-1873

Raccolta di leggi, regolamenti e discipline intorno al Canale di Reno di Bologna: Parte I, Del diritto e del modo di usare delle acque
a cura di Mezzini E., Bologna 1834